IL DIBÀTTITO. Confronto (senza gli attesi Fitto e Chiamparino) dopo l'approvazione del disegno di legge in SenatoFederalismo:le perplessità e i vantaggiII sottosegretario Molgora: «Le imposte resteranno sul territorio che le produce» Duilio: «Ma la copertura economica c'è?»Paola CastriotaPassa al Senato il disegno di legge per introdurre in Italia il federalismo fiscale e, in attesa della votazione alla Camera, Brescia si prepara ad accogliere le importanti novità, partendo da un presupposto: informare i cittadini. Nella serata di ieri, organizzata dal circolo culturale «Aldo Moro» alla sala civica dei Disciplini di Caste-nedolo, acceso è stato il dibattito moderato da Stefano Folli, ex direttore del Corriere della Sera e attuale editorialista sul Sole 24 ore. Assenti giustificati, perché colpiti dall'influenza, il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, e l'onorevole Sergio Chiamparino, sindaco di Torino.Tanti i punti chiave attraverso i quali si è snodato il confronto tra il sottosegretario all'Economia e alle finanze, il bresciano Daniele Molgora, il deputato del Pd Lino Duilio e il presidente della Regione Calabria, Agazio Loiero.«Prima di tutto sgombriamoil campo dagli equivoci - ha ammonito Molgora -. La riforma federale riguarda l'articolo 119 della Costituzione e comporta una ripartizione sul territorio delle risorse raccolte attraverso le imposte. Non vengono toccati i poteri di Regioni, Province e Comuni, ma si organizza in modo diverso il finanziamento degli enti locali».Molgora tiene a sottolineare la sua contrarietà a una duplicazione di funzioni. In buona sostanza, con la riforma ancora da approvare a Montecitorio, non dovrà aumentare la pesantezza dell'apparato amministrativo, ma al contrario permettere una redistribuzione più efficiente delle risorse in modo da contenere e abbassare, ove possibile, i costi dei servizi offerti ai cittadini, senza abbassare la loro qualità. Centrale il discorso sui costi standard: la riforma vorrebbe assicurare l'autonomia di entrata e spesa degli enti locali sostituendo il criterio della spesa storica con quello dei costi standard per i servizi che devono essere erogati in modouguale in tutto il Paese.Obiettivo primario è anche dare autonomia tributaria agli enti territoriali, senza però aumentare la pressione fiscale, che viene controllata attraverso decreti attuativi in grado di indicare il limite massimo.«E' NECESSARIO tracciare una mappa per capire a livello territoriale quale sia il binario specifico - ha aggiunto il sottosegretario -. Da una parte, costi standard dei servizi ed entrate fiscali, dall'altra bisogni e risorse». Secondo Molgora, Iva, Ir-pef, tributi catastali, e altre imposte rimarrebbero sul territorio dal quale sono stati prelevati, senza dunque andare a Roma e tornare indietro in base alle esigenze locali.Costi e autonomia, ma anche lotta all'evasione fiscale e una specifica normativa per Roma capitale che potrà godere di una apposita legge. Tempo per entrare a pieno regime: cinque anni, per Molgora.Al Senato non è mancato il dibattito politico alimentato dall'astensione di Pd e Italia deiValori. «Un'astensione da valutare come un rifiuto o un consenso attenuato?», ha chiesto Folli. «Noi desideriamo favorire l'ammodernamento del Paese andando oltre le ideologie, all'interno di una comice unitaria - ha risposto Duilio -. Un atteggiamento laico di chi vuole vedere, giudicare e agire». Non sono mancate le perplessità, rivolte dal deputato di centrosinistra all'indirizzo di Mol-gora: «Roma capitale circondata dalle aree metropolitane come vorrebbe laD riforma mi sembra che c'entri come i cavoli a merenda - ha accusato Duilio -. E' il prezzo pagato ad Alleanza nazionale, ma in particolare ad Alemanno».Entrando nel merito della riforma, secondo il parlamentare, il principale rischio da evitare è quello di trasferire le mini-sterialità a livello locale. «Al contrario - ha ammonito - ci sarebbero un aggravio di spesa e un aumento della pressione fiscale».Non mancano le questioni ancora da risolvere, prima tra tutte una valutazione sui costi della riforma. «Il ministro dell'economia Giulio Tremonti non ha fatto una stima - ha sottolineato Folli -. Il pericolo è quello di un impatto economico non sostenibile in futuro». Un tasto dolente, sul quale anche Duilio non si è risparmiato: «La valutazione economica e finanziaria della manovra doveva essere definita prima, e così anche la mappa a livello territoriale. Bisognava almeno indicare i vincoli macroeconomici - ha detto -. Mi sembra assurdo che non sia stato fatto e sia stato invece rimandato tutto a lavori in corso». «